Frittura globale totale

Il mondo è destinato a friggere”. Con questa sobria sentenza ieri Repubblica introduceva l’ennesimo summit sul clima che inizierà domani a Rio de Janeiro. Ennesimo e quasi certamente inutile come la maggior parte di quelli che lo hanno preceduto. Dal 2009, anno del clamoroso fallimento del summit di Copenaghen che avrebbe dovuto salvare il mondo da morte certa, gli incontri interlocutori si sono infatti moltiplicati, ma senza arrivare mai a impegni vincolanti.
18 AGO 20
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"Il mondo è destinato a friggere”. Con questa sobria sentenza ieri Repubblica introduceva l’ennesimo summit sul clima che inizierà domani a Rio de Janeiro. Ennesimo e quasi certamente inutile come la maggior parte di quelli che lo hanno preceduto. Dal 2009, anno del clamoroso fallimento del summit di Copenaghen che avrebbe dovuto salvare il mondo da morte certa, gli incontri interlocutori si sono infatti moltiplicati, ma senza arrivare mai a impegni vincolanti. Come il Foglio ha raccontato più volte, il problema sta nel principio secondo il quale se il clima cambia (come ha sempre fatto da quando c’è il mondo) c’è qualcosa che non va, e quel qualcosa è l’uomo. Secondo la tesi più in voga l’anidride carbonica prodotta dalle attività umane sarebbe infatti da sola responsabile del riscaldamento del pianeta. Anni di letteratura fantascientifica e apocalittica sui media si sono però dovuti scontrare con la realtà di un pianeta in cui il clima cambia ma non nei modi che i modelli al computer avevano previsto. Fatto sta che a vent’anni dal summit “storico” di Rio, i più o meno esperti del clima tornano in Brasile con premesse molto diverse da allora: all’epoca l’ideologia cambioclimatista era quasi agli esordi (dopo un periodo, a cavallo dei Settanta, in cui si parlava di imminente era glaciale), e che qualcosa andasse fatto per salvaguardare l’ambiente era un’evidenza chiara ai più. In questi vent’anni la componente ideologica ha preso il sopravvento e annacquato quel che di buono c’era nelle intenzioni di chi ha a cuore la salute del pianeta.
Il risultato è che – passando anche attraverso qualche scandalo come le email tra climatologi che rivelavano accordi segreti tra di loro per truccare i dati delle temperature globali e farle risultare più alte – a Rio si comincia subito con un documento sul quale non si è raggiunto ancora il consenso tra i negoziatori e la minaccia di non riuscire a trovare un’intesa tra diversi paesi partecipanti si fa sempre più reale. Considerando che il summit deve ancora cominciare, e che molti leader mondiali non si presenteranno nemmeno, suonano ancora più grotteschi i racconti di chi, fermo a qualche anno fa, continua a provare a spaventarci con scenari allucinanti (Rep. parlava di “inferno venusiano e gelo di Marte”) che in tutti questi anni hanno portato soltanto all’esasperazione degli estremisti e a un nulla di fatto nei negoziati.